domenica 28 giugno 2009

Porno

Quella che segue è la testimonianza di un ragazzo di 24 anni che ci ha scritto un mese fa, firmandosi. Gli ho risposto chiedendo un approfondimento a quanto mi spiegava e l’autorizzazione a pubblicare le sue mail, garantendogli l’anonimato.


gent. Lorella Zanardo,

sono un ragazzo di nome… e volevo complimentarmi per il documentario "Il Corpo delle Donne". Mi ha colpito tantissimo perchè fino a 1 anno e mezzo fa anch'io ero cascato in questa trappola. In alcune battute credo che abbia centrato il vero e devastante problema: la TV sta diventando pornografia allo stato puro.


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Frequentando il sito: "Noallapornodipendenza", sono riuscito ad uscire da questo schifo (anche se per il 99% degli uomini è normale) e finalmente riesco davvero a capire quanto facciano orrore il tipo di immagini come quelle del suo documentario. Spero che la mia testimonianza le possa essere "utile" e le faccia capire ancor di più quanto lei abbia ragione... gli uomini "sani di mente" non vogliono donne così.

Io ne sto uscendo a testa alta, e ciò mi rende molto fiero di me stesso. :) Grazie di aver dato importanza alla mia mail, non c'è molta gente al mondo pronta a capire; forse perchè, come mostrato dal s
uo documentario, all'industria fa comodo così.

Il tutto inizia in casa, purtroppo da piccolo di notte ho visto mio padre che guardava delle cassette, e quella immagini mi scioccarono abbastanza. Ma non farti trarre in inganno, non è questa la causa principale. Purtroppo iniziarono a diffondersi a macchia d'olio programmi come "Colpo Grosso" (te lo ricordi?, era un Drive In ancora più osè) e così iniziò a svilupparsi in me questa emozione (malata) nel vedere un corpo di donna, etc... etc...
Con le prime linee Internet il porno viene sdoganato, e non c'è settimana passata senza vedere porno. Essendo grassottello nei primi anni delle superiori vedevo il porno come uno sfogo al fatto di non venire considerato dalle ragazze: ora capisco che ero anch'io che mi allontanavo da loro vedendo quella roba. Comincio a dimagrire, divento sempre più carino, le ragazze mi si avvicino, ma il porno fa sempre parte della mia vita! Devo dire che il mio livello di dipendenza non è mai stato grave, ci sono persone che passano anche notti intere davanti allo schermo!


E’ il momento dell'università… praticamente mi corrono dietro tutte, ma c'è sempre qualcosa che mi blocca... mi sento inadeguato, indegno, bloccato etc... etc... ORA CAPISCO COS'ERA! Alla fine del primo anno mi fidanzo con la ragazza più dolce del mondo (siamo tutt'ora insieme)... però non ho ancora coscienza del problema! Finalmente nel 2007 conosco il gruppo di Vincenzo, e da lì inizia la mia "guarigione"... la mia vita è cambiata tantissimo, mi sento un leone, in tutti i campi! Se leggi 1984 di Orwell, si parlava già di porno come arma per intontire le masse, direi che ci stanno riuscendo!

giovedì 25 giugno 2009

Ripartire dalla Costituzione

“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo.

«La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!».

Questo è l’indifferentismo alla politica.
È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…”


Queste parole fanno parte del discorso che Piero Calamandrei, uno dei Padri della Costituzione Italiana, tenne davanti agli studenti milanesi nel 1955.

Della libertà e dei diritti delle donne stiamo ricominciando a parlare perchè le sentiamo in pericolo. E forse ci fa bene ricordare che da tempo ci eravamo scordate di mettere il combustibile alla nostra capacità di impegno.

Ho riletto le parole di Calamandrei pensando all’articolo 3 della Carta Costituzionale: ”compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".


E' necessario considerare la questione della discriminazione di genere un impedimento al pieno sviluppo della persona umana donna.


martedì 23 giugno 2009

Mambo

Negli Anni Cinquanta gli Italiani erano appena usciti dalla guerra, il Paese era ridotto allo stremo e gli analfabeti rappresentavano piu del 50% della popolazione.

La televisione non esisteva ancora e al cinema ci andavano tutti, le sale erano migliaia e le dive del grande schermo erano modelli da seguire.

Gli abiti delle star venivano presi come spunto per i vestiti che le sartine avrebbero poi cucito, ci si pettinava come la Loren o la Bosè e si sognava dei loro amori.


Pier Paolo Pasolini aveva capito in anticipo che la televisione stava per distruggere la poetica potenzialmente espressa dal volto umano.
Pasolini aveva un senso acuto della realtà del volto umano, come luogo d'incontro di energie ineffabili che esplodono nell'espressione, cioè in qualche cosa di asimmetrico, di individuale, di impuro, di composito, insomma il contrario del tipico.


Che ne è dei volti delle donne? ci chiediamo nel nostro documentario. Intendendo i volti reali, le facce che esprimono vita vissuta.

Mi ha sempre sorpreso come un periodo come quello del dopoguerra abbia prodotto modelli di bellezza così infinitamente piu vicini al significato stesso di questo termine, così ben espresso da Pasolini, che con sorprendente chiaroveggenza ne intuisce la fine determinata dalla televisione.

Che dire del naso della Mangano? O anche di quello della Loren? Cosa sarebbe accaduto ai loro nasi nell’Italia del 2009? Sarebbero divenuti nasini sottili e irrimediabilmente all’insù?

Un Paese povero dove gli uomini sognavano donne uniche, particolari, per nulla uniformi.

Molti anni dopo, in un Paese dove l’analfabetismo è apparentemente quasi scomparso, i gusti degli italiani sono divenuti estremamente più banali e la bellezza viene intesa come forma stereotipata scialba e anonima.

La televisione è profondamente responsabile di questo livellamento e c’è da chiedersi come e se la Scuola possa offrire modelli di bellezza più coraggiosi e con maggiori possibilità evocative, alternativi a quelli imperanti.

E se non ci piace la Gatta Nera che funesta le serate estive dei nostri figli (il Mercante in Fiera è purtroppo ricominciato ieri), non è per moralismo.

Un’altra seduzione sarebbe possibile.


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sabato 20 giugno 2009

Corpi


Questa è l’immagine shock con cui si chiude il documentario IL CORPO DELLE DONNE sull’uso del corpo della donna nella tv italiana, pubblica e privata.

E’ una immagine umiliante.

Ovunque abbiamo proiettato il documentario, che si trattasse di festival, incontri pubblici, trasmissioni televisive, c’è sempre stato un lungo minuto di silenzio prima dell’applauso o del dibattito.

Anche a l’Infedele di Lerner, nonostante gli ospiti fossero in un certo modo prevenuti verso un’operazione culturale come quella da noi proposta, la loro critica mi è arrivata dopo qualche secondo di silenzio assoluto.

La motivazione è evidente: questa immagine non allude a veline, facili richiami sessuali, erotismo a poco prezzo: questa è un’immagine di sopraffazione ed umiliazione assoluta.

Possiamo anche affermare che in molti altri Paesi europei un programma che avesse mandato in onda un’immagine così violenta, si sarebbe visto costretto ad interrompere le trasmissioni.

Da noi non ne ha parlato nessuno.

Sofia Ventura politologa, sostiene che se appeso ci fosse stato un uomo di colore, saremmo scesi tutti giustamente in piazza a protestare.

Per una donna no.

Nemmeno noi donne abbiamo protestato e difeso la nostra dignità.

Mi chiedo e vi chiedo perché.


L’immagine fa parte di un video che continua così:

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Un’amica mi racconta che qualche giorno fa guardava il documentario insieme ad un gruppo di ragazze: si stupiva di come la loro attenzione fosse catturata totalmente dalla bellezza di molti dei corpi proposti e non vi fosse nessuna attenzione al ruolo umiliante in cui questi corpi erano costretti.

Quando è apparsa la ragazza appesa come un prosciutto, proprio mentre viene marchiata, una ragazza del pubblico ha detto ad alta voce: “ma vedi che fisico ha questa… ore di palestra mi ci vorrebbero…

Io non credo che la ragazza abbia preferito focalizzare la sua attenzione sulla bellezza della donna appesa anziché sull’umiliazione da questa subita: lei ha visto SOLAMENTE l’immagine di bellezza, l’umiliazione non è giunta alla sua comprensione.

Credo che sia importante innalzare il livello di consapevolezza su queste tematiche e questo episodio lo dimostra.

mercoledì 17 giugno 2009

Come sta Sharon quando indossa le rughe di George? (Sharon wearing George’s wrinkles)

Qualche giorno fa Giampiero, carissimo amico, mi diceva che a suo avviso le donne invecchiano peggio degli uomini.

Cercavo di spiegargli che non è così, anzi. Le donne si tengono di più, sono a volte meno pigre, si curano, fanno ginnastica…non lo convincevo.

Poi ho capito.

Ho capito che quello che lui intendeva stava dentro il suo sguardo.

Noi tutti ci guardiamo l’un l’altro partendo da dei pre-concetti ben radicati in noi che agiscono a livello subliminale, di cui non ci rendiamo conto e che spesso ci sono stati tramandati da generazioni.



George è nato il 6 maggio 1961.
Sharon è nata il 10 marzo 1958.

Sharon Stone ha 51 anni.

E’ unanimemente giudicata una donna bellissima.

George Clooney ne ha 48.

E’ unanimemente giudicato un uomo bellissimo.

Possiamo affermare che il mio amico Giampiero ha torto?

Apparentemente sì.



Sharon non ha le rughe naso labiali profonde.



E non ha nemmeno le rughe profonde di George sulla fronte.

Qualcuno però potrebbe obbiettare che forse la Stone nella foto sopra non appare al naturale, mentre Clooney sì.

Facciamo dunque un esperimento. Con Photoshop abbiamo disegnato le rughe di Clooney sul volto di Sharon.





(il titolo in inglese ci è stato chiesto da chi ci legge dall'estero)

Com’è Sharon ora?

E’ ancora bella ?

E’ meno bella?

Prendiamoci un po di tempo per favore…

Come è cambiata la nostra percezione della Stone?

Cosa è cambiato?

Probabilmente la Sharon al naturale, senza ritocchi, è oggi pressappoco così.

Però, come dice Giampiero, se fosse così, vorrebbe dire che invecchia “male”.

George con le sue belle rughe invece, invecchia bene.

Perché?

Un tempo si sarebbe risposto perche le donne sono fatte per fare figli, perdono di attrattiva quando non sono piu fertili.

Ma ora?

Da anni l’accoppiamento non è più legato unicamente alla riproduzione.

E’ veramente meno attraente una bella donna con le rughe?

O siamo vittime di un pre-concetto?

Le rughe in un uomo piacciono, si dice, perché comunicano esperienza, vita vissuta, saggezza, protezione.

Anche in una donna.

Il pre-concetto ci impedisce di vedere ciò che probabilmente è già realtà.

Forse è ora di indossare nuovi occhi.

sabato 13 giugno 2009

Il corpo è delle donne?

La prima impressione guardando le foto che seguono è che il voyeurismo che contraddistingue questi anni non ha limiti.


http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/gente/dive-microscopio/1.html


In queste foto c’è anche dell’altro, il cattivo gusto, ad esempio. E il sentimento diffuso di meschina rivincita di noi comuni mortali nei confronti delle star.

C’ è anche però un forte sentimento di misoginia.

Pare che oggi le donne non abbiano scelta: o si adeguano ai canoni della “bellezza” chirurgica imposti dalla moda e dai media e al processo di ibernazione che le costringe a una giovinezza grottesca e perenne, o vengono punite e mostrate impudicamente nella loro “verità”.

Queste foto rimandano alle immagini dei film porno degli ultimi anni dove l’erotismo ha lasciato il posto ad un interesse da entomologo per i dettagli, lo smembramento, gli zoom ravvicinatissimi da visita ginecologica.

Uguale interesse morboso si evince dall’immensa raccolta di immagini del web: migliaia di foto raccolte e schedate per tipologia di “parti di corpo di donne ”: seni, cosce, bocche…


Che ne è delle donne? mi chiedo nel documentario IL CORPO DELLE DONNE.


Dove sono le donne nelle immagini in tv, nelle immagini delle affissioni pubblicitarie, nelle immagini sulle riviste e sui giornali?

Dove trovare il femminile oggi? Dove siamo nascoste?

Troviamolo, prendiamone coscienza, pensiamolo e raccontiamolo.

Prima che si perda.

Prima che anche noi donne, con l’immaginario annientato da queste immagini, avendo ormai introiettato il presunto sguardo maschile, arriviamo a credere di essere quelle immagini.

Ieri ero ad una festa di fine anno in una scuola elementare.

Una piccola band ha iniziato a suonare un brano latino americano molto di moda, di quelli che in tv accompagnano balletti stereotipati .

Un gruppetto di bambine, avranno avuto 8 anni, ha cominciato a ballare.

Nessun scimmiottamento di balletti tv, nessun ammiccamento da lolite.

Bambine che erano semplicemente felici di ballare, con moltissima grazie, gioia. Hanno improvvisato una danza di gruppo e si coordinavano tra loro senza quella rivalita che spesso ci viene imposta dalla tremenda pressione esterna sul dover apparire, sul dovere essere bella e giovane.

Io credo che abbiamo un dovere morale verso noi stesse e verso queste bambine di proporci nella nostra verità.

giovedì 11 giugno 2009

Prendere posizione

Da dove cominciamo?

Da dove si comincia per raggiungere una corretta e rispettosa immagine di noi donne in tv?

Io penso che si cominci dichiarando che è un tema che ci riguarda tutte, indipendentemente dalle nostre posizioni politiche.

Ho molto apprezzato la posizione dura e chiara di Sofia Ventura, politologa, che ha scritto per denunciare il fenomeno velinismo sulla rivista della Fondazione Fare Futuro presieduta da Gianfranco Fini, uomo di destra. Così come apprezzo gli scritti di Chiara Saraceno e di Norma Rangeri.

La condanna della tv dell’umiliazione delle donne e della rimozione dei volti non è appannaggio della sinistra, anzi io credo che la sinistra e i suoi leaders debbano uscire allo scoperto e dichiarare cosa pensano realmente delle donne, quali azioni vogliono intraprendere con e per le donne, che posizione assumeranno a breve nella lotta alla discriminazione, che la tv privata e pubblica attua nei confronti delle donne quindi negando uno dei diritti portanti della Costituzione Italiana,.

Quando un cittadino straniero e di etnia differente dalla nostra viene offeso e non rispettato nel nostro Paese, giustamente la Sinistra fa il suo dovere e trova le risorse per mobilitarsi. Perché non vi è uguale attenzione alla negazione dei Diritti alla donne?

Perché delle questioni discriminanti del femminile si debbono occupare solo le donne? Non è una questione di rilevanza per tutti i cittadini? O d’ora in poi decidiamo che le donne si occupano di diritti delle donne, i cittadini dell’est che qui risiedono si occupano del rispetto dei diritti per i cittadini dell’est, i cittadini di colore dei diritti per i cittadini di colore… è così?

Possiamo pretendere che venga presa una posizione chiara.


Claudio Amendola è uno dei simboli della sinistra in tv e personaggio di rilievo nel concerto del 1 maggio romano a cui assistono tra piazza e tv, milioni di persone.

Perchè Amendola conducendo Scherzi a parte si rivolge alla sua partner in trasmissione così come vediamo?

Che messaggio veicola Amendola in quel momento? E’ una comunicazione rispettosa dei nostri diritti?

Io credo che sia urgente che i partiti e la sinistra in particolare, prendano posizione, facciano scelte decise, dichiararono i loro intenti sul tema dell’immagine della donna in tv.

E penso che non ci sia da temere la critica, trita e ritrita e in assoluta malafede, di essere dei moralisti bacchettoni: suggeriamo a chi muove tale critica di guardare oltre confine ed imparare come si gestiscono i temi delle parità di diritti in altri Paesi europei .

Proporrei anche di investire in corsi di formazione all’interno dei partiti per approfondire il tema della parità di diritti e della differenza di genere con serietà e competenza: bisonga elevare il livello di consapevolezza su questo tema per poi educare alla valorizzazione delle differenze anche in tv.

E’ molto difficile per noi donne iniziare ad occuparci di questioni fondamentali e urgenti se prima non ci sbarazziamo dell’immagine manipolata e falsa che la tv trasmette di noi .


martedì 9 giugno 2009

Le donne che fanno la TV

Ho cercato di immaginare i volti, le espressioni dei dipendenti Rai quando la Bonino ha comunicato loro di voler restare negli studi e di occuparli da “non violenta gandhiana”: alcuni immagino saranno stati contrariati, altri avranno gioito, immagino nascostamente, nel vederla ergersi a difesa di un diritto che loro stessi avrebbero forse voluto tutelare.


Cosa pensano le donne che lavorano in Rai?

Cosa pensano le donne che lavorano in Mediaset?

Mi piacerebbe iniziare un dialogo con loro.

Penso alle autrici di molti programmi di intrattenimento che prevedono l’utilizzo di figure femminili di contorno, le grechine. So che molte figure decisive per la selezione di veline e schedine sono donne. Ho visto tra le decine di ore di tv selezionate, donne presentatrici di potere, rivolgersi senza rispetto a donne vallette più giovani.

Perché succede?

Immagino però anche autrici di programmi interessanti, giornaliste motivate e show girls con esperienza e talento, vivere con imbarazzo e presumo malessere all’interno di aziende che così poco rispetto dimostrano verso di loro e le loro simili.

E cosa pensano i loro colleghi uomini? Che sguardo corre tra di loro e le loro colleghe, quando dal monitor alle 4 del pomeriggio della domenica, osservano una donna matura che infila una ragazza procace sotto una doccia? O quando fanno la regia di una trasmissione alle 7 di sera, e inquadrano insistentemente, seni e cosce?


E noi qui fuori cosa possiamo fare? Di cosa avreste bisogno per iniziare a dire che no... quel pezzo con la ragazza sotto il tavolo non lo volete montare… che non volete più chiedere di mostrare il lato b a delle minorenni che fanno la coda la fuori da ore per un posto da valletta, che no, la logica del corpo anche per chi fa informazione non la volete accettare.

E’ importante.

Vogliamo parlarne?

lunedì 8 giugno 2009

Nei tinelli delle famiglie italiane

Il tinello è quel locale della case che in particolare negli anni '60 definiva il luogo dove la famiglia si radunava per il pranzo e la cena e dove veniva collocata la TV, allora in bianco e nero e che trasmetteva solo poche ore al giorno. Il tinello è ancora una realtà presente in molte famiglie italiane, solo che ora la TV viene lasciata accesa diverse ore al giorno.

Al mattino viene accesa dalla donna casalinga e madre e dalle nonne che, a differenza degli altri Paesi europei, vivono spesso insieme alla nuova famiglia della figlia o più raramente del figlio.

Resta accesa durante il pranzo quando tornano i figli da scuola, che spesso continuano a tenerla accesa anche al pomeriggio, come sottofondo per compiti e merende. Ed è ancora accesa la sera quando il marito/padre torna a casa e guarda la tv con il resto della famiglia durante la cena, e resta poi solo davanti allo schermo quando i ragazzi vanno a dormire e la moglie riassetta. Non molto è cambiato nelle forme e nelle organizzazioni della famiglia italiana dagli Anni ’60 ad oggi. L’unica grande differenza è il numero maggiore di ore in cui la tv resta accesa.


Cosa accade dunque nei tinelli delle famiglie italiane davanti alla tv?

Quando al mattino verso le 10 o le 11 una dottoressa di medicina estetica di età indecifrabile e dalla bellezza chirurgica dispensa consigli su come aumentare la dimensione del seno col semplice innesto di una protesi, cosa sta facendo la donna/madre/moglie in quel momento? Cucina, spolvera, da un’occhiata allo schermo mentre passa l’aspirapolvere?

Cosa pensano le nonne mentre rammendano, lavano le verdure, buttano la pasta, ed il presentatore in tv si complimenta per gli splendidi davanzali delle ospiti in trasmissione?

E la ragazzina di 13 anni che fa i compiti sul tavolo di fronte alla tv, cosa pensa, mentre una delle eroine del contenitore pomeridiano dichiara che un uomo che ha tante donne è nel giusto, ma che una donna che ha più di un uomo si chiama solo in un modo?

E queste donne di generazioni diverse cosa pensano quando insieme al padre o al fratello guardano ”la gatta nera” che alle 7 di sera si presentava in stivali sado maso e tuta in lattex nero in veste di valletta del gioco per famiglie” Mercante in Fiera”? O davanti al balletto lesbo di 2 tra le decine di soubrette straniere che qui da noi spopolano?

Cosa pensano queste donne? E cosa si dicono?

E’ da quei tinelli, da quegli sguardi di donne che vagano dallo schermo al marito che guarda la tv, dallo schermo al padre che guarda la tv, che si fa strada l’idea che essere una di quelle donne in tv le farebbe esistere?


mercoledì 3 giugno 2009

Fare la propria faccia

Nella trasmissione L’Infedele del 4 maggio, Gad Lerner mandava in onda alcuni minuti del nostro video IL CORPO DELLE DONNE. Alla visione di alcuni volti televisivi visibilmente modificati dalla chirurgia estetica, Margherita Hack interveniva sostenendo che quelle donne erano più brutte che se avessero mostrato la loro vera età. Questa è anche l’opinione di molte di voi che scrivono al nostro blog: la chirurgia estetica che interviene in modo massiccio sul volto rende, secondo l’opinione qui espressa, più brutte.

Credo che sia in fondo un fatto poco rilevante definire se gli interventi chirurgici rendano più o meno belle le persone, uomini e donne.

La carrellata dei volti proposti nel nostro documentario, molti rifatti, altri al naturale, volevano portare all’attenzione e ad una successiva riflessione l’importanza del ruolo svolto dal volto umano nelle relazioni sociali, la comunicazione espressa dai volti in tv e soprattutto la ricaduta sociale della scomparsa dei volti.

Quali effetti scaturiranno dalla rimozione delle nostre facce?

Faccia ha la stessa radice del verbo fare, quindi in un certo senso noi facciamo la nostra faccia. La mia faccia è fatta dalla mia vita, dalle esperienze che ho avuto, dai dolori che ho provato, dalle gioie che ho condiviso. Lo spiega bene James Hillman nel suo “La Forza del Carattere”.

Ho il diritto di privare il mondo della mia faccia? Posso incontrare l’Altro nascondendomi dietro la mia “non faccia”?

Sono domande su cui urge riflettere, prima che la chirurgia estetica spazzi via i nostri volti.

La domanda è profonda e investe le relazioni sociali che formano il tessuto di una società.

Penso ai volti dei vecchi della mia vita, a mia nonna che è vissuta con noi bambine per molti anni. Cerco di ricordare il suo volto e mi pare di poter dire che la sua faccia di vecchia mi ha dato quella stabilità che a volte smarrivo. Era l’esempio che c’era stato altro prima di me e che quindi anche io in un futuro avrei potuto rappresentare la continuità per i figli che avessi generato.

E anche da un punto di vista meno individuale, è facile immaginare come sarebbe una Società senza volti maturi: quelle facce, ricordarlo è importante, sono un riferimento fondamentale per chi sta crescendo.

Se i nostri volti scompaiono, dove reperire i segni della pietas, quella comprensione umana di cui oggi c’è profondamente bisogno?

E’ necessario, a mio avviso, avviare una riflessione sociale su questo fenomeno dilagante.

Il ruolo che la televisione gioca in questo campo è fondamentale, per come riesce ad imporre modelli che poi vengono seguiti da larghe fasce di pubblico.

In pochi anni la chirurgia estetica è diventata uno dei temi più trattati, con grande leggerezza, durante programmi televisivi in fasce orarie di grande audience (vedi post Cattiva Maestra Televisione/1).

Il modello della donna matura e rifatta è quello oggi più diffuso nella televisione italiana: dove sono i volti reali delle donne? Perché le donne vere non possono apparire in tv?


 
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